Posts contrassegnato dai tag ‘Western’

Piccolo omaggio di HolyZen al mitico Spaghetti-Wester: un viaggio dalla frontiera della commedia alle soglie del poliziesco!

Nata ufficialmente il 2 febbraio 1957, la fortunatissima striscia pubblicitaria Carosello, diventa fin da subito in Italia l’emblema della pubblicità in televisione. In onda dopo il telegiornale delle 20, Carosello reclamizza i prodotti dell’Italia del boom economico mediante cinque filmati intervallati da una sigla orecchiabile composta da un siparietto animato unito a trombe e mandolini e nel giro di pochi anni diventa un appuntamento fisso per grandi e piccini. Il boom della trasmissione avverrà negli anni Sessanta, visto anche che nel 1955 ogni 1000 abitanti c’erano 4 televisori, passati nel 1960 a 43 e a 117 nel 1965, mentre gli abbonamenti superano i due milioni a partire dall’inizio degli anni Sessanta. imgresConsiderato che ogni spot durava 135 secondi e la marca pubblicizzata poteva essere nominata solo all’inizio e per cinque secondi alla fine, questi brevi filmati divisi in tre tipologie il documentario, l’animazione surreale o brevi scenette interpretate da attori di cinema e di teatro aprono, in questa maniera apparentemente innocua, le porte di famiglie e bambini alla nuova società dei consumi. E ben presto la rubrica viene affiancata dai fratelli minori Gong e Tic Tac a partire dal 1959, Arcobaleno nel 1961, Intermezzo sul nuovo secondo canale a partire dal 1962 e Girotondo dal 1964. Per un genere già diffusissimo dagli anni Cinquanta, con le riedizioni dei grandi western americani degli anni Quaranta e le nuove uscite dei vari Sturges e Zinnemann, l’esplosione della febbre del Western Italiano a partire da Per un Pugno di Dollari (1964), per la sua stessa naturale disponibilità alla rielaborazione dei propri contenuti strutturali, non può che essere assorbita da questa macchina perfezionata di anno in anno, capace di veicolare le nuove aspirazioni popolari. Già nel 1958 la Colgate gira l’assalto degli indiani ad una diligenza difesa da un’agguerrita pistolera che dopo aver mostrato il suo sorriurlso ad un pellerossa lo sente affermare: “Denti bianchi! Bocca fresca!”; ricevendo come risposta: Si! Colgate con gardol!”. Così vediamo la Negroni pubblicizzare i suoi salumi utilizzando ancora i riferimenti del western classico con accenni di spaghetti. Nel 1963 siamo di fronte ad uno sceriffo valoroso alla ricerca dei banditi cha hanno rapinato una diligenza, sconfitti grazie ad un furbo stratagemma che li mette l’uno contro l’altro. Nel 1964, invece, lo troviamo intento a sgominare una banda di fuorilegge che vendono acquavite agli indiani, sempre grazie alla sua scaltrezza. In entrambi gli spot si scopre il petto con la stella luccicante in bella mostra – La stella dello sceriffo a tutela della legge, la stella di Negroni a tutela della qualità”. E via con i jingle che rimarranno stampati nella testa di milioni di italiani: “Le stelle sono tante, milioni di milioni. La stella di Negroni, vuol dire qualità!”. Nonostante si riaggancino al genere classico abbiamo già una forma di eroe e una narrazione, seppur breve, improntata sulla furbizia e sulla comicità che tanto vedremo nel nostro Western. 

Nel 1966, quando ormai da un anno si erano superati i 10 milioni di spettatori per la popolare striscia pubblicitaria, ecco comparire Gringo, protagonista dello spot della carne Montana, capolavoro di stop motion dello Studio “Gamma Film” dei fratelli Gino Gavioli (grafico) e Roberto Gavioli (regista) con l’ottima sceneggiatura di Alfredo Danti e sound in rima sulla base di una canzone di Adriano Celentano.

3010201115191452138641741_bigmqdefault

 

Ecco che compaiono i primi piani alla Sergio Leone e una grafica dei titoli di testa che ricordano direttamente i fortunati titoli del regista romano, con sagome a cavallo e il nome del protagonista a comparsa su tutto lo schermo. Non passano nemmeno inosservati il sigaro, il poncho e il cappello che urlano Eastwood da tutte le parti. Nella terza versione dello spot ormai è inequivocabile il riferimento:

Televisione, pubblicità e cinema si mescolano perfettamente, giocando ognuna con la proprio modello comunicativo, come nel finale in cui vediamo Gringo e Black Jack confrontarsi nel classico duello, sovrastato dal “sole nel cielo, una palla di fuoco, sarà mezzogiorno… Mezzogiorno di cuoco…”.

Si dice che il regista Roberto Gavoli avesse ascoltato in macchina, fermo al semaforo, la canzone Ringo di Adriano Celentano e avesse deciso da lì di utilizzarne il tema, cambiando il nome del protagonista in Gringo. La stessa scelta delle ambientazioni western era consapevolmente indirizzata a sfruttare il successo del film di Leone ma il costo della trasferta in Almeria indusse i produttori a coinvolgere il reparto d’animazione per unire con la tecnica del collage i personaggi veri, ritagliati e animati, ai disegni e alle fotografie che formavano le storie sceneggiate. Sta di fatto che lo stesso Celentano sfruttando il successo dei Ringo di Tessari del 1965, musica i testi di Castellano&Pipolo in una canzone cadenzata dalla voce parlata del Molleggiato”, in seguito inframezzata dalle rime forzate con… Gringo! introdotte da Alfredo Danti. Gli stessi sceneggiatori scrivono la trasmissione in cui Celentano presenta la sua canzone, lato B del 45 giri La Festa/Ringo, in televisione il 2 ottobre 1965, Adriano Clan n. 2.

Come già visto con la pubblicità della carne Montana, anche Carosello è strettamente compromesso con elementi del fumetto. Ciò si mostra con ancor maggiore evidenza in un altro spot prodotto dalla Gamma Film per il Biscotto Montefiore andato in onda dal 1965 al 1966. “Particolarmente indicato per una super-alimentazione”, qualsiasi cosa voglia dire una tale affermazione la ditta di Carlo Erba sceglie la via dell’animazione in stile fumettistico per coinvolgere i suoi potenziali acquirenti in un assalto ad una diligenza piena di personaggi perfetti per un film di Corbucci:

L’allegra donnina, il gran giocatore, la nobile dama, il vecchio dottore, Un ladro, un piazzista, un cowboy ricercato, lì insieme a spartire in quel viaggio dannato, Coraggio, fatica, sudore e ombre rosse, tra gole e deserti, tra polvere e scosse”.

E se l’unguento per la pelle Rumianca Glicemille ambienta il loro spot in una tribù di indiani, il Caffè Paulista ci racconta che “nella pampa sconfinata, dove le pistole dettano legge, il Caballero Misterioso cerca la bellissima donna che ha visto sul giornale”. La serie, introdotta nel 1965 e trasmessa fino al 1973, racconta di questo strano, triangolare caballero, nelle sue vesti da gaucho – anche qui svuotate del significato originale ed utilizzate per evocare il nostro Messico alla ricerca della bella Carmencita che lo rifiuta per l’uomo del Caffè Paulista Carmencita: “Pazzo! L’uomo che amo è un uomo molto in vista. E’ forte, è bruno e ha il baffo che conquista”.

Tra porte che si chiudono in faccia al Caballero, duelli e dialoghi spagnoleggianti Caballero Misterioso: “Che il diavolo vi pigli, siete tutti dei conigli che sono una continua allusione in direzione del pubblico degli spaghetti western, va ancor di più ad insistere sul Messico tanto caro a Sollima e Corbucci lo spot del 1967 delle merendine al cioccolato della Talmone, El Merendero. L’animazione di Carla Cortesi e Angelo Benevelli è un disegno riconoscibile quantohqdefault-1 stereotipato del nostro Messico, con la musica di Romano Bertola che condisce di un gusto latino le immagini di bianchi villaggi messicani e di suonatori e uomini baffuti sormontati dai loro grandi sombreri. Giusto per ricordare come la pubblicità e il commercio non guardino in faccia a nessun pregiudizio culturale, portando a loro vantaggio le contraddizioni più evidenti della società, ecco nel 1968 ancora una donna protagonista di un nuovo contributo western al palinsesto di Carosello. Chi si occupava della pubblicità sapeva benissimo, proprio perché Carosello doveva intrattenere uomini, donne e bambini, ma a fare la spesa sarebbero andate in ogni caso le donne, che su di loro, assieme ai giovani, bisognava puntare in quanto protagonisti della nuova era del consumo. hqdefaultEcco allora che il Western interviene per soddisfare i gusti di tutti, con sparatorie, azioni e Calamity Jane, nuova temibile pistolera dopo la ragazza della Colgate. Squibb, la casa produttrice del deodorante Sniff, presenta allora la bella Kitty Swan nel ruolo di Calamity Jane, bere whiskey e stendere un baro durante una partita di poker in un saloon degno dei migliori western italiani, prima di fermare il suo compare, intento a dimostrargli di poter colpire una mosca con la pistola, suggerendo di usare Getto, l’insetticida della Squibb. Naturalmente si strizza un occhio alle donne che proprio in quegli anni cercavano l’emancipazione, supportate finalmente da un clima di autentica ribellione ai tabù tradizionali, mentre Jacovitti presta la sua matita e il suo personaggio Coccobill ad una marca di gelati andando a giocare con il clima rivoluzionario che montava nei western del momento e tra i cortei e le occupazioni di studenti e operai. Coccobill fronteggia un dittatore messicano che attraverso le sue guardie fa radere completamente i suoi sudditi poiché a lui è rimasto un solo capello e deve essere l’uomo con più capelli del paese. Dopo aver “ucciso” l’ultimo capello del dittatore, costringendolo alla fuga per la vergogna, a Coccobill si fa avanti Pedro della Gazzetta del Peòn: Voglio intervistare Coccobill el revolusionario!”, venendo interrotto dal pistolero: “Al tempo, il vero rivoluzionario è Moreno Eldorado, il gelatone al gianduia che costa solo 50 lire!”.

Mantenendo le formule che più avevano riscosso successo, con il passare del tempo e molto prima dei produttori cinematografici la pubblicità abbandona il western per ambienti più metropolitani. Lascia comunque, attraverso Carosello, una traccia importante nell’immaginario degli italiani del tempo sommersi dal western, soprattutto con le avventure del Caballero Misterioso e dell’amata Carmencita, accompagnate quando dal tipico fischiettio, quando dagli stratagemmi che portano il Caballero a duellare con chi importuna la sua bella.